La mia storia

Ciao a tutti, mi chiamo Vanni Oddera e sono qui per raccontarvi un po’ della mia storia.

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Sono nato e cresciuto in un paesino arroccato sull’appennino ligure tra Genova e Savona, vicino a tutto ed allo stesso tempo lontano da qualunque cosa. Qui inverni da Grande Nord si alternano a primavere da sogno, ed estati afose  ad autunni da New England.
I boschi che ci circondano sono immensi e maestosi, vallate di prati si alternano a foreste di pini, larici, castagni e mille altre specie di piante ed animali.
Sin da piccolissimo ho adorato sparire nei boschi per intere giornate, tanto che una volta, quando avevo otto anni , mi hanno ritrovato i carabinieri alle nove di sera che scorrazzavo per monti e per valli. Ovviamente la mia famiglia era spaventatissima, ma tutto è finito bene.
Il mio primo salto mortale l’ho fatto con la canna da pesca in mano.
Avevo nove anni e stavo andando a pescare con la canna da pesca di frassino che mi ero costruito da solo. Attraverso un bosco, un prato, un altro bosco e salto in mezzo ad una strada secondaria per attraversarla quando sento un urto tremendo sul mio fianco, volo in aria, passo sopra al tetto di una macchina e piombo sull’asfalto con un tonfo sordo.
Mi avevano investito.
Nessuna rottura, solo escoriazioni tagli ed un trauma cranico. Mi son fatto portare in ospedale con canna e cestello perchè non volevo abbandonarli.
Durante queste scorrerie nei torrenti e per i boschi mi sono fatto il mio primo amico.
Scheggia era un cinghiale di grosse dimensioni, sui cento chili; al nostro primo incontro in un canalone boscoso mi sono un po’ spaventato, ma quando mi sono accorto che anche lui aveva paura di me ho capito che nulla ci distingue dagli animali se non la nostra capacità di essere più consapevoli.
Nel giro di un mese, in cui tutti i giorni tornavo a dargli da mangiare, siamo diventati amici.
Alla fine mi bastava uscire di casa, chiamarlo ad alta voce e lui arrivava nel cortile, correndo attraverso il bosco come una locomotiva.
Scendevo dal mio letto di castagno che mi ero costruito a mò di palafitta, mi lavavo, uscivo e lì c’era già mia madre con la colazione pronta, per lei, per me e per Scheggia.
A ripensarci era una situazione piuttosto surreale, io e mia madre sulle scale fuori casa a sorseggiare caffè latte e Scheggia lì accanto a divorare pane e granturco.
I due cani, guardavano contrariati e stupiti quella scena ogni mattina come fosse la prima.

continua…

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